Chi sono

Ciao! Sono Chiara.
Sono molte cose insieme, tutte abbastanza disordinate.
Di mestiere faccio l'insegnante, ma mi piace pensarmi esploratrice di mondi interiori ed esteriori.
Mi piace guidare gli altri a vedere, nel mondo, la stessa meraviglia che vedo io. Imparando, conoscendo.
Ho una laurea triennale in Lettere Classiche e una in Linguistica,
ma non sono né una letterata né una linguista. Della Letteratura mi
piace l'indagine, profonda (a volte, non sempre), che fa dell'uomo e del
suo stare al mondo. Della Linguistica mi piace l'ambizione di poter
dischiudere il mistero di quel marchingegno tipicamente umano che è il
linguaggio.
Una cosa che mi affascina che è un po' Letteratura e
un po' Linguistica è osservare le interazioni tra i miei conspecifici
uomini -- come farebbe un etologo con delle anatre starnazzanti. Ma
starei per ore anche a guardare gli uomini interagire con altri animali
non umani: uno spasso di fraintendimenti, il più delle volte.
Il
primo autore che ho letto è stato Sant'Agostino. L'ultimo: Jodorowski.
Soffro di un terribile vizio: iniziare molti libri, finirne pochi.
A 17 anni volevo fare la violinista.
Poi ho pensato: meglio fare qualcosa di serio, e mi sono iscritta
all'università. Così negli anni ho studiato varie lingue, mi sono
iscritta a una bottega di scrittura creativa, ho militato da attivista
in un'organizzazione LGBTQ+, sono quasi caduta nella trappola di un
corso per redattori editoriali, ho fatto un tirocinio in un reparto
Alzheimer, ho iniziato un PhD che non ho mai terminato per ansie da
pubblicazione... Tutto per capire che la ricerca che mi interessava era un'altra (e tutte quelle cose insieme):
verticale: in interiore homine habitat veritas (cit. Quello di Sopra)
orizzontale: nello spazio, nel mondo.
Un
po' come un albero, che mette radici e intreccia legami con altri
alberi, ma mira al cielo. O come la posizione del loto, nello yoga. O
come un vulcano che invece che essere eroso cresca.
Viaggio perché i miei occhi, a stare troppo fermi, si miopizzano.
Invento volentieri parole nuove: perché la realtà si estende al di là del nostro linguaggio.
Amo
fare raffronti, e paragonare gli uomini agli animali, le piante agli
uomini, le cose alle cose: per esempio una mano a una foglia, o la linea
frastagliata delle montagne all'oscillogramma del suono.
Incontro persone perché la mia testa, da sola, parla troppo.
Cosa faccio
Chi
mi conosce lo sa, ho sempre detto: non sono una persona ambiziosa!
Vero, non mi interessa la carriera. Ma un'ambizione, in realtà, ce l'ho:
percorrere il mondo (e, nell'interiorità, me stessa) con attitudine da esploratrice, osservare, scoprire, fare domande, ascoltare le risposte. E poi trasmettere questa curiosità agli altri.
Per
questo esploro lo spazio per temi (es. isolamento, identità), spesso
accostando destinazioni diverse. Cerco culture tradizionali e lingue in
via di estinzione. Da domande interiori tiro fuori un itinerario
esteriore.
Nei
luoghi che incontro, spesso mi guida una curiosità: cosa lega questo spazio,
proprio questo e non un altro, agli uomini che lo abitano?
O viceversa. Gli elementi naturali e gli ospiti umani si somigliano?
Poi ne scrivo (non so, chiamateli reportages), cercando di sfruttare le opportunità del digitale per andare oltre il semplice testo, includendo audio e immagini.
Lo faccio con un intento poetico (poesia è ciò che fa, che crea,
dal greco ποιέω) ma anche documentario ed educativo. La mia speranza è
di suscitare, in chi legge, anche solo un briciolo della meraviglia e
della gratitudine che provo io di fronte al mondo. Non c'è più tempo:
oggi più che mai è imperativo riconoscere, conoscere, preservare e amare la diversità biologica e culturale del Pianeta e dell'umanità.
E'
anche una questione di amore, certo, perché non c'è reale comprensione
senza quell'intima vicinanza che dà l'amore, e non c'è passione senza
stupore della scoperta, della rivelazione.
Infine, sono convinta che la meraviglia che l'uomo prova di fronte a se stesso e alla vastità del mondo sia un antidoto potente alla depressione, alla crisi esistenziale, alla sensazione di fallimento o di nullità -- temi, questi, che mi sono cari. Per questo credo fortemente nella necessità di trasmettere il mio entusiasmo agli altri, insegnando (per quanto è possibile) a cercare se stessi, inseguire le proprie domande, viaggiare.